Accoglienza Turistica a Ravenna
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Alfonsine è situata nell’entroterra della pianura ravennate, lungo la strada statale 16 Adriatica, che collega Ravenna a Ferrara. La tranquilla località della “bassa” ravennate è una città nuova, rinata dopo i terribili bombardamenti della seconda guerra mondiale. Una città che non dimentica il passato ma guarda al futuro, mantenendo viva la memoria e la tradizione. Tra il dicembre 1944 e il 10 aprile 1945, Alfonsine fu teatro di cruenti scontri tra Tedeschi, Alleati e partigiani che combatterono lungo il fronte situato sul fiume Senio. Nella sola Alfonsine nei 4 mesi del fronte furono lanciate circa 600 granate al giorno e ci furono 331 civili morti. Nel 1945, per decisione dei Tedeschi, fu fatto saltare quasi tutto il centro del paese: gli edifici in Piazza Monti e in Corso Garibaldi impedivano, a loro parere, il tiro dei cannoni verso le zone occupate dagli Alleati. Le granate, le bombe aeree, l’alluvione provocata dalla rottura dell’argine del Senio, le mine dei Tedeschi… distrussero l’80% delle costruzioni. Il 10 aprile 1945, giorno della liberazione di Alfonsine, il centro del paese non era altro che un cumulo di macerie; il resto del paese era semidistrutto. Il panorama sconfortante era rappresentato dalla distruzione del 70% delle abitazioni e dalla scomparsa del vecchio centro storico, che era stato dapprima pesantemente bombardato dagli Alleati, e in seguito minato dai Tedeschi prima della loro ritirata verso nord.

Al centro di Piazza Gramsci campeggia un grande Monumento alla Resistenza, realizzato negli anni ’70 da Angelo Biancini. Sotto i portici del Comune ben 7 Lapidi per ricordare i caduti nella Battaglia del Senio del Gruppo di Combattimento “Cremona”, i partigiani di Alfonsine tra i quali si annoverano 3 Medaglie d’oro e 2 d’argento al Valor Militare, le vittime civili, i caduti della prima guerra mondiale e quei soldati deceduti nei lager nazisti i quali:

“Travolti dalle turbinose vicende della patria in armi […] stremati dal lavoro coatto, dalla fame e dalle malattie non aderirono alle proposte nazifasciste […]”.

Dalla piazza, proseguendo in via Martiri della Libertà, si passa davanti alla nuova chiesa di Santa Maria, si prende a destra corso della Repubblica e poi si segue il cartello giallo “Museo del Senio” che, attraversata Piazza della Resistenza, ci accompagna fino all’ingresso del Museo. Davanti, una figura stilizzata in ferro che raffigura la vittoria, “Nike”, offerta dall’artista Enzo Donati e alcuni moduli di un ponte Bailey, uno delle centinaia di strutture allestite nel corso dell’avanzata, e anche dopo, a simboleggiare lo sforzo compiuto dall’esercito alleato per superare i numerosi fiumi e canali che ostacolavano la loro avanzata verso nord.

All’interno è documentata la complessa vicenda bellica del territorio: plastici, collezioni di armi e di reperti militari, filmati d’epoca e pannelli con testi, mappe e foto per presentare, soprattutto alle scolaresche, le varie fasi e i protagonisti della Battaglia del Senio, con particolare attenzione alla popolazione civile e al movimento partigiano.

Dopo la visita, si ripercorre la medesima strada, a destra in Corso della Repubblica fino ad incrociare via Andrea Costa ed imboccare via Ventottesima Brigata Garibaldi. Superata la piccola rotonda, si entra in via Goffredo Mameli, prendendo la rampa, dove un piccolo Cippo ricorda Peo Bertoni (ucciso nel ’22), vittima di quella violenza fascista che a partire dal 1919 si scatenò in Italia contro associazioni democratiche, sindacati e avversari politici e che continuò poi nel corso di tutto il ventennio, per culminare nella guerra civile che fu uno degli elementi caratteristici dello scontro in atto negli anni ’43-’45 contro l’occupazione tedesca e la R.S.I. (un altro Cippo, alla memoria di Tarroni e Ballotta uccisi dai fascisti nel ’44, è in via Nuova).

Attraversato il ponte, alla destra del fiume Senio, laddove sorgeva la “Vecchia” Alfonsine, si giunge in Piazza Vincenzo Monti, nei cui giardini riposa il “Monumento della Pigna” o “fontanone”, mentre alla sinistra è collocata la Chiesa del Sacro Cuore che sorge sulle ceneri della Vecchia Santa Maria distrutta dalle mine tedesche.

A circa 5 km dal centro città in direzione Comacchio (lungo la SS.15), s’incontra il Santuario della Madonna del Bosco, meta di numerosi pellegrinaggi. La zona era anticamente ricoperta da una fitta boscaglia, in cui la tradizione vuole si ripetessero frequenti miracoli. All’interno è custodita una sacra immagine in ceramica della Vergine del XVI secolo e più di 46 tavole votive del XVIII e XIX secolo.

Il 25 aprile di ogni annno la manifestazione “Nel Senio della Memoria” propone una passeggiata a piedi o in bicicletta lungo l’argine del fiume tra storie, incursioni teatrali e musica, per non dimenticare.

per approfondimenti:

Museo Battaglia del Senio

Istituto Storico della Resistenza

Monumento della Pigna

Chiesa del Sacro Cuore

Santuario Madonna del Bosco

Tesina di Gianni Angeli

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