Accoglienza Turistica a Ravenna
Aclisti

Le Pievi nella Provincia di Ravenna

Testo di FILIPPO TRERE': Storico dell'arte-Guida Turistica di Ravenna

Per capire cosa è stato il fenomeno delle pievi nell’antico territorio dell’Esarcato di Ravenna, bisogna leggere un’antica iscrizione che Papa Sisto II fece porre nel 435 tra lo sfavillare dei mosaici al culmine dell’arco trionfale della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma: Xistus episcopus plebi Dei (‘Cristo vescovo del popolo di Dio’). Con queste parole tale pontefice indicò alla comunità cristiana di allora (come a noi oggi) quale era lo scopo per cui egli aveva eretto il grande edificio di culto: a servizio della ‘plebs Dei’ destinataria privilegiata del messaggio evangelico. Per lo stesso processo per cui il luogo destinato all’assemblea cultuale cristiana (ecclesìa) da questa prese il nome e si chiamò chiesa, così col passare degli anni il tempio destinato alla ‘plebe di Dio’ divenne semplicemente la ‘pieve’. Nel Concilio di Sardica (342), dove fu presente il Vescovo ravennate Severo, fu ordinato che non si dovessero creare nuove diocesi, se non per le grandi realtà urbane e fu inoltre stabilito che per i piccoli centri rurali doveva bastare un solo prete (“eis mònos presbiteros”): da qui il nome di “monasterium” alle chiese rette, specie in campagna, da un unico sacerdote. Da qui anche si può pensare alla designazione ancora di “monasterium” per le chiese minori ravennati, così comune nel Liber pontificalis ecclesiae ravennatis di Andrea Agnello (sec. IX) che stranamente non usa mai il termine di pieve. Per la struttura plebana il nome di ‘pieve’, come indicato da don Mario Mazzotti, si ha per la prima volta in un testo di papa Gelasio (+ 561), ma la sua organizzazione è già descritta in modo minuzioso nel Concilio di Vaison del 529. Ed è in particolare nell’Italia settentrionale e centrale che l’edificio di culto, generalmente extraurbano, è designato col nome di pieve. Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e il graduale disfacimento delle istituzioni e delle strutture poste a governo del territorio, spesso sostituite dalle gerarchie ecclesiastiche, le pievi divennero vere e proprie unità territoriali, anche di vaste dimensioni controllate dalle autorità religiose. In Romagna l’appellativo di pieve si trova già in pergamene ravennati del sec. IX, quindi contemporanee o di poco posteriori agli anni in cui Andrea Agnello dettava il suo Liber pontificalis: ad esempio il documento più antico che ricorda la Pieve di San Pietro in Sylvis è dell’anno 881. Le pievi soggette all’Arcivescovo di Ravenna divennero un notevole punto di riferimento del controllo politico e di sfruttamento agricolo del territorio in sostituzione delle corti feudali. Le pievi dell’esarcato, innanzitutto nella semplicità della loro architettura, sono una significativa testimonianza di storia, di arte e di fede di queste importanti comunità rurali. Dall’esame stilistico dei monumenti e della loro tecnica costruttiva si può rilevare subito come le pievi possano riallacciarsi alla grande tradizione ravennate, espressa nelle solenni basiliche o in alcune chiese minori, come l’antica San Vittore di Ravenna (bombardata nella seconda guerra mondiale), che fu già ritenuta il prototipo di queste chiese di campagna. Il materiale di costruzione è sempre, come a Ravenna, il mattone di spoglio; l’abside volta ad oriente ha quasi ovunque la caratteristica tipologia ravennate: semicircolare all’interno, poligonale all’esterno. Nel maggior numero dei casi si hanno finestre strombate nei muri perimetrali i quali, nelle pareti minori, sono lesenati e, nelle maggiori, sono scanditi da una serie di archi pensili, quasi sempre abbinati. La facciata è suddivisa da lesene centrali ed angolari e presenta la porta centrale ampia ed a tutto sesto. La soffittatura, dove è conservata, è costantemente a travatura scoperta. Abbiamo gli edifici ad un’unica navata e quelli a tre navate, i cui muri principali, come al San Vittore di Ravenna, sono retti nella maggioranza dei casi non più da colonne marmoree, ma da pilastri in muratura, i quali presentano sempre un loro aspetto singolare che viene detto a T. Dall’analisi formale delle nostre pievi si è voluto raggruppare gli edifici sotto diverse classificazioni, che per il Gerola è “architettura deuterobizantina”, per il Galassi giustamente “architettura protoromanica” (si ricordi che in alcuni di questi edifici è presente la cripta), per altri “architettura esarcale” o tardo ravennate. Nel X secolo le pievi cominciano a dotarsi di campanili, contribuendo alla modifica dei connotati strutturali degli edifici. Ma nelle pievi, la ricchezza spirituale di queste comunità rurali è documentata, quando è presente, anche da tracce scultoree e da cicli affrescati di età romanica e gotica che nobilitano la suggestiva atmosfera di questi luoghi. E’ doveroso rammentare il monito di Don Giovanni Montanari: “ …Ora, anche le Pievi si spiegano con gli antichi testi alla mano: documenti di storia civile e religiosa, antichissime testimonianze di iscrizioni latine (e greche), citazioni bibliche dal Vecchio e dal Nuovo Testamento…”. Tra le pievi più note dell’antico Esarcato ravennate si segnala: San Giorgio d’Argenta (fondata dall’Arcivescovo Agnello verso il 570), tuttora in diocesi di Ravenna, dal monumentale portale scolpito (datato 1122) con I Mesi sugli stipi ed il Martirio di San Giorgio nella lunetta; San Cassiano in Decimo a Campiano con la splendida torre campanaria impreziosita da bacini ceramici (una delle più belle del ravennate); Santo Stefano in Pisignano, Sant’Apollinare in Longana, San Giovanni Battista in Cesato, la Pieve del Tho e, soprattutto, la Pieve di San Pietro in Sylvis con l’ abside decorata dal superbo ciclo di affreschi attribuito a Pietro da Rimini (metà del sec. XIV).




GLI ITINERARI PROPOSTI SONO STATI EFFETTUATI DA UN GRUPPO NUMEROSO (30 Persone con Guida) IN TEMPI DIVERSI IMPIEGANDO DALLA PARTENZA (Ravenna) 4 ore PER IL PRIMO E 3 ore PER IL SECONDO.

I° ITINERARIO

S.Maria Foris Portam

Faenza diocesi di Faenza
sede parrocchiale
tel.3472514368

S.Giovanni Battista

Pieve Cesato (Faenza)
diocesi di Faenza

visite:tel.054641249

 

S.Pietro in Silvis

Bagnacavallo (Ravenna)

Diocesi di Faenza
v
isite: tel. 0545 61116/60132

II° ITINERARIO

S.Stefano in Pisignano

Pisignano (Cervia) diocesi di Ravenna-Cervia

sede parrocchiale

tel. 0544951587

S.Bartolomeo ad Decimum

S.Zaccaria (Ravenna)
diocesi di Ravenna-Cervia

visite:tel.0544554023

 

S.Cassiano in Decimo

Campiano (Ravenna)

Diocesi di Ravenna
visite:tel.0544563031

ELENCO COMPLETO DELLE PIEVI IN PROVINCIA DI RAVENNA

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